I russi ammettono il cyber-attacco all’Estonia

Sergei MarkovNella primavera del 2007 l’Estonia è stata vittima di un terribile attacco informatico che ha bloccato i suoi siti web e paralizzato le sue sovrastrutture connesse alla Grande Rete. In questi due anni tutti gli esperti del mondo hanno indicato il governo russo come mandante, nonostante i proclami di innocenza della nazione accusata. Ma, come spesso accade, la versione del reo cambia con il passare del tempo. 

Sul blog dell’Ekho Moskvy è apparso un articolo che cita affermazioni di Sergei Markov, deputato alla Duma e fedelissimo di Vladimir Putin, rilasciate durante una tavola rotonda tra esperti informatici russi ed americani. In quell’occasione l’uomo politico ha ammesso candidamente che il responsabile dell’attacco era un suo assistente, che si trovava nelle vicinanze dell’Estonia durante l’accesa disputa politica tra il piccolo paese baltico e la Russia che ha fatto da catalizzatore per la crisi.
 
L’assistente, ha fatto sapere Markov, ha deciso di sua spontanea volontà che bisognava “fare del male a quei fascisti [estoni]”, rei di voler rimuovere un monumento all’Armata Rossa da una delle loro piazze. “Era solo la reazione naturale di una società civile” ha continuato il deputato “Ed è un genere di evento che in futuro capiterà sempre più spesso”.
 
Dal canto loro gli estoni hanno rinnovato le loro accuse, e hanno fatto sapere che ritengono improbabile che si tratti del frutto dei maneggi di un singolo hacker, per quanto bravo.
 
Markov non ha voluto far sapere il nome del suo “assistente”, sempre che tale individuo esista davvero, perchè teme che se fosse identificato alcuni paesi gli negherebbero il visto. Nessuno, pare, ha avuto il coraggio di dirgli che il problema non sarebbe tanto il passaporto, ma il fatto che un attacco terroristico è normalmente considerato un reato nelle “società civili”.
 
Immagine da rferl.org

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