Equo Compenso nuovamente in Parlamento

Equo Compenso
Lo scorso 30 dicembre, il Ministro dei Beni Culturali ha firmato un decreto che estende, come in nessun paese europeo, a tutti i dispositivi dotati di memoria, quello che viene definito equo compenso, ovvero una somma di denaro che i produttori di beni tecnologici devono versare alla Siae. E’ stata intanto avviata un’interrogazione parlamentare, presentata da Giovanna Melandri esponente del Partito Democratico, inerente il suddetto decreto e si rimane in attesa sulla decisione della Commissione Europea sul ricorso presentato da Altroconsumo.

In particolare è stato chiesto di specificare quali azioni seguire al fine di evitare che il costo dell’equo compenso ricada, in ultimo, sugli utilizzatori finali di prodotti tecnologici. La risposta del Governo, affidata al sottosegretario Francesco Maria Giro, ha totalmente evitato di affrontare la questione riguardante le vittime reali del rincaro, soffermandosi invece si elementi considerati secondari.
 
Secondo Giro infatti, il compenso non è da considerarsi come una tassa statale ma semplicemente come un risarcimento da parte dei soggetti privati ai creatori delle opere d’ingegno per il mancato acquisto dei supporti originali. Di diverso parere i milioni di utenti italiani colpiti dal decreto che non intendono pagare una tassa che dia per scontato l’utilizzo illecito di un qualsiasi dispositivo.
 

Il ragionamento, ha spiegato Marco Pierani, responsabile Relazioni Istituzionali per Altroconsumo, legittimerebbe tutte le operazioni di copia di materiale protetto da copyright senza averne il diritto, anche se tale procedura resta invece penalmente sanzionabile.

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