Quello del rapporto tra internet e politica è una tema molto discusso e soprattutto negli ultimi tempi si è visto come i due elementi si stanno avvicinando. Basti pensare alla politica di Barack Obama basata proprio sull’uso del web.

Se vivete nel fastidio a causa del rumorosissimo (?) click del vostro mouse, agonia insormontabile, a quanto pare i giapponesi hanno pensato a come permettervi di risolvere il problema.

In certe università, gli americani ti fanno pagare un iPhone obbligatorio, ma i giapponesi te lo regalano. Tutte rose e fiori? Mica tanto: se non vai a lezione LORO lo sapranno, perchè in questo caso l’iPhone è una spia dichiarata!

In qualsiasi altro paese del mondo l’idea di pubblicare delle mappe storiche di alcune aree di elevato interesse culturale sarebbe stato applaudito come un’iniziativa di grande valore. Trattare i paesi stranieri come se fossero “il cortile di casa” è una caratteristica tipica degli americani, un approccio che in Giappone ha sempre creato grossi problemi.

E’ sempre dal Giappone che vengono le notizie più buffe: questa volta parliamo di uno strano tipo di aiuto informatico offerto agli uomini di mezza età che si ritrovano a combattere contro un’ostinata ciambella di grasso ad altezza vita.

Da qualche anno a questa parte le vite virtuali hanno iniziato ad avere delle conseguenze molto reali. L’ha appena scoperto un’anonima giapponese 43enne, appassionata di un GDR online molto in voga da quelle parti, Maple Story.

Il nome è Giapponese, e capirlo è stata un’impresa… Beh, più che altro è stata questione di trovare qualcuno che fosse in grado di decrittare la scrittura di questo peculiare popolo isolano. Se poi vi chiedete cosa voglia mai dire, beh, ho anche scoperto che potrebbe essere tranquillamente tradotto in “Area Precisa!”.
Vabbè. Lo sapete come vanno a finire queste cose, no? Trovo una “notizia” assolutamente improponibile, una cosa di una stupidità allucinante… E proprio non ce la faccio a non riportarla. Come si fa a non parlare di un “simulatore di seni femminili” per l’iPhone? Ci sono istinti per il trash che un uomo non può reprimere.

I cosiddetti dating game sono un passatempo nipponico che fatica parecchio ad imporsi oltre le sponde dell’isola più tecnologica del mondo. In patria questi giochi fanno furore, specie tra le adolescenti, e il caso di Webkare (che potremmo tradurre con “fidanzati virtuali”) mette ancora più in evidenza questa mania.
Direttamente da Apple arriva un avviso che mette in guardia i possessori del melafonino sul fatto che alcuni caricabatterie sono difettosi e che si possono rompere facilmente, esponendo gli utenti al rischio di scosse elettriche; è per questo che l’azienda sta richiamando diversi alimentatori per risolvere il problema.
Notizie interessanti arrivano dal Giappone, dove lo scienziato Yoichi Kamihara ha scoperto un superconduttore con valori nulli di resistenza a 269° Celsius; di certo l’argomento superconduttori non è una novità assoluta, ma ciò che vi invito a fare è leggere con attenzione la cifra che vi ho riportato; vi confermo che avete letto bene: siamo di fronte ad una determinata proprietà di materiali che si manifesta a temperature elevatissime, e non in confronto allo Zero Assoluto (0°K o, equivalentemente, -273,15°C).
edit: invito caldamente i lettori a leggere i commenti

Non lo so quanti di voi si sono mai addentrati nell’impresa drammatica di comprare qualcosa online in Giappone. Al di fuori della limitata scelta che offre eBay, in effetti, per noi stranieri vi è quasi il deserto: quasi nessuno accetta di trattare con chi non parla Giapponese o peggio, ha la maleducata idea di vivere al di fuori dell’isola Nipponica. Vi è un metodo per aggirare questo problema.

L’iPhone giapponese è diverso da quello di tutti gli altri paesi del mondo. Non è più veloce, non è più potente e non è nemmeno più capiente, però fa qualcosa che non fa nessun altro iPhone sulla faccia della terra: quando scatta le foto fa “click”.
Come dice il sito Hiroette, una specie di Stele di Rosetta sull’argomento, gli smiley occidentali si leggono inclinando la testa, quelli giapponesi normalmente. Gli emoticon sono nati in America, agli albori di Internet, nel disperato tentativo di prevenire i flame. Grazie ad essi, infatti, si cercava di far capire a dei geek molto permalosi che certe frasi o certi testi dovevano essere interpretati in modo ironico. I giapponesi, invece, sono molto abituati ad esprimersi in modo coreografico. Hanno un linguaggio piuttosto “neutro”, incapace di convogliare dettagliatamente i sentimenti senza metafore, gestualità o tono della voce. La diffusione capillare dei messaggini e delle email ha quindi causato un’esplosione creativa di emoticon che ha superato la nostra di gran lunga. Sono usati sia dagli adulti che dai ragazzini, e, a quanto pare, sono persino parte integrante di un vero e proprio fenomeno letterario. Facciamo una piccola carrellata, si tratta di un argomento quantomeno curioso!